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Un territorio caduto nell'oblio, ormai lontano dagli splendori che aveva conosciuto con i Lobin, con Diego Martelli ed i pittori della scuola di Castiglioncello (i Macchiaioli), oggi rinasce. Stiamo parlando di Paltratico, una delle prime fattorie nate alla fine del secolo XVIII nel cuore della vasta tenuta che la Pia Casa di Misericordia possedeva fin dal tardo Medioevo nelle campagne
del contado pisano.
Il Periodo Antico
Su Monte Carvoli sono presenti due cinte murarie riferibili ad una fortezza di altura di epoca etrusca. Poco distante, nel 2001, è stata scoperta una necropoli tardo ellenistica (prima metà del III – inizio I secolo a.C.), che ha restituito fino ad oggi i corredi funebri di circa 70 tombe (i reperti sono conservati al Museo Archeologico di Rosignano Marittimo).
La Pieve di Camaiano e il Medioevo
Verso est, sulla collina di fronte a Paltratico, sorgeva l’antichissima pieve di Camaiano, edificata in un preesistente “pagus” romano. Dedicata a S. Gerusalemme e S. Giovanni Battista, la pieve battesimale di Camaiano è documentata per la prima volta nel 958, ma le sue origini vengono fatte risalire ad un periodo antecedente la dominazione longobarda. Nel secolo IX la pieve era compresa all’interno della curtis di Camaiano, di proprietà dell’Arcivescovo di Pisa. Con la crisi demografica del Trecento il grande edificio religioso entrò in una fase di decadenza, culminata
nell’abbandono (secoli XV e XVI) e nella sua definitiva scomparsa. Al medioevo è riconducibile anche la presenza del castello di Motorno, le cui vestigia sono ancora visibili sull’omonimo poggio a Nord-Ovest della fattoria.
L’Età Moderna
L’affaccio dalle case di Paltratico, erette su un pianoro che domina la Val di Fine, mostra un panorama agreste di grande effetto, dove risaltano i colori della campagna, mutevoli con le stagioni, i filari alberati che profilano le colline, le case sparse fatte costruire dalla Pia Casa della Misericordia in un arco di tempo che va dal XVI al XVIII secolo. A questo periodo sono riferibili anche i resti di mulini ad acqua attestati sul vicino Torrente Sanguigna.
“Paltratico” nei secoli
La parola Paltratico sembra derivare da PALTA = pantano. Forse per l’affioramento di alcune vene d’acqua nei terreni della zona. La località “Paltratico” è citata per la prima volta in una pergamena del 1377; due case con orto erano già presenti a Paltratico nel 1561.
Il processo di formazione del paesaggio, che qui si conserva in tutta la sua antica bellezza, nasce con il lavoro dei contadini insediati su queste terre nei secoli XVI – XVII e si consolida grazie agli investimenti di capitale effettuati dalla ricca borghesia rurale e cittadina nei secoli XVIII – XIX . Fino al ‘400 il territorio era dominato da pasture e boschi, che la Pia Casa della Misericordia usava concedere in affidamento (“fide”= contratti di affitto) ai pastori transumanti dalla montagna toscana verso i pascoli invernali delle zone costiere.Nel corso del secolo XVI, in seguito alla definitiva sconfitta di Pisa ad opera di Firenze (1509), numerose famiglie fiorentine si insediarono nelle campagne pisane, diffondendo quella promiscuità colturale che era tipica della mezzadria fiorentina; comparivano così colture remunerative quali: viti, olivi ed alberi da frutto.
Nel 1784, sulla scia delle riforme intraprese dal Granduca Pietro Leopoldo D’Asburgo Lorena - soppressione delle grandi proprietà fondiarie, laiche e religiose - la tenuta della Pia Casa di Misericordia (circa 4150 ettari) fu venduta mediante asta pubblica a privati possessori. Avviato verso una gestione privatistica, Paltratico si organizzava in fattoria. Pochi anni prima (1780), un bando dello stesso Granduca aveva liberalizzato il taglio dei boschi, dando il via ad un’intensa stagione di dissodamenti per la conquista di nuovi spazi agricoli. Nei primi decenni dell’Ottocento Paltratico assumeva l’odierna fisionomia, avendo portato a termine i disboscamenti e costituiti gli ultimi poderi da concedere a mezzadria. Era questo un contratto che si fondava sul rapporto di equilibrio fra il lavoro della famiglia colonica insediata sul podere e le risorse naturali, ciclicamente rinnovabili, presenti al suo interno. Nella zona rimangono ancora vecchie varietà di viti (ed alberi da frutto), che provengono da questo straordinario modello di gestione del territorio. E’ intenzione dell’attuale gestione riscoprire e salvaguardare queste varietà autoctone, perfettamente adattate all’ambiente pedoclimatico, al fine di inserirle nel processo produttivo e nel circuito enogastronomico che l’azienda intende attivare al suo interno. Livellari e Proprietari di Paltratico negli ultimi cinque secoli. |
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